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Elettricità sempre più verde. Rinnovabili vicine al sorpasso


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Eolico, solare e le altre fonti pulite in giugno erano al 48% della produzione (il 55% a Ferragosto). I consumi aumentano per la crescita della temperatura: il tempo più caldo è una condizione meteo o indica una tendenza al cambiamento climatico?

Un dato riassuntivo: secondo la più recente analisi di Terna, la Spa pubblica dell’alta tensione, in giugno la produzione netta delle centrali italiane è stata pari a 24,7 miliardi di chilowattora, di cui il 48% da fonti pulite (11,75 miliardi) e il restante 52% da fonte termoelettrica.


L’anno scorso gli investimenti italiani nel campo dell’elettricità rinnovabile sono scesi dopo 12 anni di crescita, protesta la Legambiente nel rapporto Comuni Rinnovabili. Secondo l’analisi Irex degli economisti dell’Althesys, l’anno scorso gli investimenti sono scesi del 16%, ma il decreto sugli incentivi firmato a metà luglio potrebbe ridare slancio al settore. In particolare, il rapporto Irex di Althesys nel 2018 ha censite 178 operazioni di investimento (erano 201 nel 2017) pari a 10.800 megawatt di potenza e un valore di circa 11,3 miliardi di euro.


Debolezze e riserve strategiche

I dati di giugno mostrano anche un rischio. Questa evoluzione del sistema elettrico verso le fonti rinnovabili nasconde anche lati oscuri, come la debolezza data dall’incostanza del meteo.


Per esempio Terna ha rilevato che in giugno a fianco dell’aumento della produzione fotovoltaica (+5,3%) c’è stata una caduta improvvisa della produzione eolica (-30%). Il vento s’è fermato e le braccia bianche delle eliche hanno annaspato nel vuoto.


Se basta una giornata di brezza sostenuta e di sole smagliante per aiutare la produzione rinnovabile, così viceversa in un giorno invernale grigio e freddo a cielo coperto e con bonaccia di vento, mentre i consumi di chilowattora correranno, per evitare di lasciare l’Italia al buio bisognerà avviare le centrali termoelettriche di “riserva calda”, cioè quelle che per partire basta girare la chiave.


È questo l’allarme che ha costretto a studiare strumenti come il “capacity market”, cioè pagare quasi come se funzionassero le centrali termoelettriche tenute spente come riserva. Il margine di riserva nei primi mesi dell’anno — osserva l’Enea nella più recente Analisi trimestrale del sistema energetico — era assai risicato.


Per esempio il pomeriggio del 24 gennaio con un limatissimo 6% di margine l’Alta Italia ha rischiato l’emergenza.


Le prime approssimazioni di Terna hanno vedere che i sorpassi delle rinnovabili sono più frequenti quando il fotovoltaico ha pieno sole e quando, a fabbriche spente, i consumi sono meno forti.


Secondo i dati provvisori basati su misurazioni e stime soggette a continui aggiornamenti, è accaduto il 2 giugno, il 7 luglio oppure a Ferragosto: alle ore 13 con una produzione di 28,7 milioni di chilowattora il contributo termoelettrico era di 9,81 milioni di chilowattora, il 35%; quello rinnovabile oltre i 15 milioni di chilowattora.


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